Le curve degli stadi italiani diventano luoghi di denuncia contro la violenza sulle donne. Striscioni, solidarietà e parole chiare dagli ultras dopo i femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella.
Per anni, le curve degli stadi italiani sono state viste come spazi dominati da maschilismo, linguaggio aggressivo e cultura dell'iper-virilità. Lo avevano detto chiaro e tondo gli ultras della Lazio, nel 2018, quando in occasione della sfida contro il Napoli fecero circolare in Curva Nord un volantino con questo messaggio: "La Nord per noi rappresenta un luogo sacro. Un ambiente con un codice non scritto da rispettare. Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. All'interno di essa non ammettiamo donne, mogli e fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla 10ª fila in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori."
Eppure qualcosa si è mosso negli ultimi tempi. Soprattutto in conseguenza dei tremendi fatti di cronaca che hanno visto, ancora una volta, due donne uccise da uomini. Partiamo allora dalle città legate più da vicino alle vittime.
Terni, innanzitutto, da dove veniva Ilaria Sula, studentessa di 22 anni uccisa a Roma dall'ex fidanzato. La Curva Est della Ternana ha esposto uno striscione che recitava: "Per Ilaria e per tutte le altre vittime. Basta violenza sulle donne", seguito da un altro messaggio in Curva Nord: "Non ci sono parole davanti a questa atrocità. Ciao Ilaria, nel cuore di un'intera comunità."
Rabbia, dolore, solidarietà. Gli stessi sentimenti si respirano a Messina, città che piange un'altra donna, un'altra 22enne, un'altra studentessa: Sara Campanella, uccisa da un collega di università. "L'amore non uccide… Sara vive in tutti noi!" hanno scritto i tifosi del Messina, applaudendo dal settore ospiti dello stadio di Sorrento.
Un messaggio che ha fatto il giro della regione, superando i colori e le divisioni tra club. In Curva Anna, per Siracusa–Scafatese (Serie D), i tifosi di casa hanno scritto: "Alle donne dignità e libertà. Stop femminicidio." Nella Nord del Palermo, invece, si leggeva: "Sara vive, stop alla violenza sulle donne."
Un fermento che ha percorso altri stadi della penisola, fino a Reggio Calabria, dove la Sud della Reggina ha mostrato uno striscione chiaro e deciso: "Libere di scegliere, libere di vivere. Stop al femminicidio." Ancora più forti, a nostro avviso, sono le parole degli ultras dell'Avellino: "Educhiamo i ragazzi dalle scuole alle curve… Lo dobbiamo alle donne, non lasciamole sole."
L'educazione. Eccola, la parola chiave. Perché lo striscione più bello e più giusto resta ancora questo: "Protect your daughter. Educate your son."
E tutto è educazione. Dalla scuola alla famiglia, passando anche per gli stadi.









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