Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Red Star Fc, storia di resistenza contro il calcio moderno

Il Red Star Fc arriva in Ligue 2 e porta con sé la sua storia, la sua identità e la sua battaglia. 

Il Red Star FC, nonostante la sconfitta casalinga rimediata venerdì pomeriggio contro il Digione (risultato finale 0 - 2) ha conquistato la promozione in Ligue 2, la nostra serie B, grazie al contemporaneo pareggio per 2 a 2 tra il Cholet e il Martinigues, attualmente terzo in classifica e prima inseguitrice delle prime due della classe. 

E così la tifoseria del Red Star, alla luce dei 12 punti di vantaggio della propria squadra quando mancano 4 giornate alla fine del campionato, ha potuto liberare la propria gioia con la più classica delle invasioni di campo per festeggiare assieme ai propri beniamini, un traguardo veramente importante. 

Un ritorno in Ligue 2 della terza - ma più antica - squadra di Parigi (le altre due sono il Paris St. Germain di Mbappé e il Paris FC attualmente quarto in Ligue 2) che nel suo palmarès conta ben 5 Coppe di Francia, sebbene l'ultimo successo risalga al lontano 1942. L'ultima apparizione nella massima divisione del calcio francese, invece, è datata 1975. Una squadra che, al di là dell'aspetto meramente sportivo, rappresenta un piccolo pezzo di storia del calcio francese e mondiale e che nel suo stesso essere fonde alcuni degli aspetti che hanno reso il calcio “popolare”, ovvero del popolo, per il popolo, con alcuni aspetti più strettamente sociali che, per altri versi, hanno rafforzato negli anni il connubio tra calcio e sociale che lo hanno reso vero e proprio fenomeno sociale di massa che da qualche anno a questa parte si prova a censurare e/o ignorare in quanto tale.

Il Red Star, fondato nel 1897 da Jules Rimet, che è stato il presidente della FIFA per 33 anni nonché il promotore della Coppa del Mondo, il cui trofeo fino al 1970 si chiamava proprio “Rimet”, è la squadra di Saint-Ouen, sobborgo a nord di Parigi, conosciuto ai più per l'enorme mercatino delle pulci. La più classica delle banlieues parigine che sorge nel dipartimento Senna-Saint-Denis, quello con la più alta concentrazione di stranieri del paese (circa il 36%), con un tasso di disoccupazione che si attesta intorno al 20% (la media francese è di circa l’8%) e con un buon 25% della popolazione fra i 18 e i 24 anni che non ha né un impiego né un percorso di studi attraverso il quale sperare di trovarne uno. 

Non sorprende quindi che - già alla sua fondazione - la squadra venisse pensata con l'intento di promuovere il calcio tra le classi popolari del quartiere, come strumento lenitivo per chi nella propria vita avrebbe - probabilmente - conosciuto molte difficoltà e poche, pochissime gioie. Un atto che oseremmo definire rivoluzionario in un'epoca in cui il calcio era pensato solo da e per le élite perché, a differenza della “natura popolare” che in tanti erroneamente attribuiscono alle origini di questo sport, esso nasceva come espressione dell’élite, destinato all’élite. 

Solo successivamente assumerà quella tendenza "popolare" che lo renderà lo sport più giocato e seguito al mondo perché come ci ha ricordato qualche anno fa un maestro del calcio, il boemo Zdenek Zeman, la grande popolarità del calcio nel mondo è dovuta al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi.

Ma torniamo al Red Star e a Saint-Ouen, più precisamente al numero 92 della Rue du Dr. Bauer, dove sorge lo "Stade Bauer" che ospita le partite casalinghe della squadra parigina. Ecco che arriviamo al secondo tassello che conferma la natura “popolare e sociale” di un club che non può essere definito semplicemente una squadra di calcio, perché il Red Star per la comunità di Saint-Ouen è molto di più: è un simbolo! 


L’aver dedicato il proprio stadio ad un medico comunista ce lo conferma. Jean-Claude Bauer era un rinomato medico di Saint-Ouen, assassinato nel 1942 dal regime di Vichy. Membro della "Resistenza", formò comitati di intellettuali comunisti e mise insieme due riviste clandestine. La Resistenza e l'antifascismo, d'altronde, fanno parte del DNA della squadra e del sobborgo. Una delle gradinate dello Stade Bauer è intitolata a Rino Della Negra, calciatore di chiare origini italiane, che nel 1944 fu fucilato dalla Wehrmacht per aver collaborato attivamente alla lotta della Resistenza. Rino, prima di essere fucilato, dedicò il suo ultimo pensiero proprio al Red Star, sebbene non ne avesse mai difeso i colori, restituendo quel che la squadra rappresenta: abbraccia forte tutti quelli che io conoscevo. Tu andrai al Club O. Argentueil e abbraccia tutti gli sportivi, dal più piccolo al più grande. Manda un saluto e un addio a tutto il Red Star. 


Il fil rouge che lega la squadra di Saint-Ouen alla Resistenza non si esaurisce con Bauer e Della Negra ma ci porta a parlare anche di Eugène Maës, dichiaratamente ostile al Reich, che fu arrestato dalla Gestapo e poi deportato nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora, dove sarebbe morto nel 1945. Per chi non lo conoscesse Eugène Maës si può considerare il primo vero e proprio fuoriclasse francese, attaccante che in 4 stagioni con la squadra parigina segnò quasi cento gol e che con la maglia dei bleus, con cui esordì nel 1911, mise a segno 11 gol in appena 15 apparizioni. Carriera che durò relativamente poco e che fu stroncata dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale che lo vide partire per il fronte da cui tornò segnato nel fisico e nella mente. Carriera breve ma sufficiente a lasciare un segno nel cuore della gente di Saint-Ouen che ancora oggi ne ricorda le doti calcistiche e le idee antifasciste. 

Red Star diviene, così, nel tempo sinonimo di resistenza, anche a quello che in molti definiscono “calcio moderno”. 

“Il Red Star è un club underground, romantico e popolare amato dalla gente perché mantiene ancora quel sapore del calcio all’antica. È uno strumento molto potente di libertà e creatività”, ha affermato qualche anno fa David Bellion, ex attaccante di Manchester United e West Ham, nonché del Red Star, attualmente direttore creativo del club, al Guardian. 


E forse sarà proprio per questo che quando la società è stata venduta nel 2022 alla multinazionale statunitense 777 Partners, proprietaria anche del Genoa, Hertha Berlino, Melbourne Victory, Vasco da Gama e Standard Liegi, la comunità del Red Star si è fatta sentire “approfittando” della sfida tra la propria squadra e il Sète per mettere le cose in chiaro e manifestare tutta la propria contrarietà al passaggio di proprietà: "777 Not Welcome". 

Perché più di una squadra di calcio, il Red Star è il simbolo della Resistenza di un'intera comunità! 

Tra Essaouira e Marrakech, inseguendo un sogno a f...
Anche il calcio deve prendere posizione
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...