Il progetto di inclusione per giovani con disabilità rischia di sparire con la vecchia Spal. Tra autogestione, speranza e passione, i ragazzi chiedono futuro.
Michael ha 15 anni e da quando ha scoperto che la Spal non esiste più nella forma che conosceva è sprofondato in una depressione silenziosa. Fabio, che di anni ne ha 16, ha invece rotto il salvadanaio da 40 euro per donarli, senza pensarci due volte, alla neonata Ars et Labor guidata dal nuovo patron Giampaolo Molinari. Due storie fra tante, un'unica passione bianco‑azzurra e un nome che li rappresenta: "SPeciALissimi" – sì, scritto proprio così, perché ricorda che dietro ogni disabilità c'è uno sforzo "specialissimo" che merita rispetto e visibilità.
«Avere una disabilità non rende speciali. È lo sforzo per fare anche la cosa più semplice a essere davvero speciale: va ricordato per celebrare ogni conquista». Fino al crack societario dell'era Tacopina, quei ragazzi – oggi una trentina, senza limiti d'età – vivevano due allenamenti a settimana al centro di via Copparo, indossavano orgogliosi la maglia a righe e ogni domenica sedevano al "Mazza" accanto ai tifosi di sempre. Nati come "Spalle Larghe" per intuizione dei Colombarini, sono cresciuti con la Spal Foundation, trasformando un progetto inclusivo in un vero laboratorio di amicizia, appartenenza e sogni di calcio.
Ora, però, tutto è in bilico. Lo racconta Matteo Lavezzi, papà di uno dei ragazzi e punto di riferimento del gruppo, al Resto del Carlino: «Da due mesi, da quando la Spal di Tacopina è sparita, ci autofinanziamo: organizzare eventi, stampare gadget, spostarci in pullman… facciamo tutto da soli pur di non fermarci». La mancanza di un riferimento stabile ha riportato molti di loro indietro nel tempo, dentro quel "vortice" che il pallone aveva dissipato. «Mio figlio era rinato – spiega Lavezzi –; sapere che la squadra non c'era più lo ha fatto richiudere in sé stesso». Per questo qualche settimana fa gli SPeciALissimi hanno portato il loro sorriso sul Listone, chiedendo attenzione e futuro: vogliono costituirsi in associazione, pronti a dialogare con la nuova proprietà.
Nel loro volantino c'è un manifesto semplice ma potente: "Nel mondo che desideriamo, l'inclusione dovrebbe essere un concetto, perché l'esclusione non dovrebbe proprio esistere". E ancora: calcio per tutti, abbattimento delle barriere, terzo tempo come spazio di confronto – perché l'amicizia, spiegano, va «oltre il campo».
La città non è rimasta sorda. L'assessore allo Sport, Francesco Carità, ha assicurato sostegno istituzionale; l'idolo Mirco Antenucci – per tutti semplicemente "Mirco", oggi direttore sportivo della rinata Spal – resta un punto fermo capace di ispirare fiducia; e il neo presidente Molinari sa bene che ripartire dal cuore bianco‑azzurro di questi ragazzi significa ridare un'anima popolare alla nuova Spal.
Gli SPeciALissimi non chiedono privilegi, soltanto la possibilità di continuare a essere ciò che sono: un esempio di come il calcio possa costruire comunità e abbattere muri. E ricordano, con puntuale trasparenza, che senza quel progetto la Spal perderebbe molto più di un settore giovanile: smarrirebbe la sua parte migliore.



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