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Ucciso a Gaza Suleiman Al-Obeid, il Pelè della Palestina, mentre era in fila per il cibo

Suleiman Al-Obeid, stella del calcio palestinese, è stato colpito a Rafah mentre era in fila per ricevere cibo. Oltre 800 atleti palestinesi uccisi dall'inizio della guerra. 

L'immagine per Suleiman Al-Obeid della Federazione di Calcio Palestinese

Tra le centinaia di uomini e donne, bambini e bambine, uccisi giornalmente nella Striscia di Gaza ci sono anche sportivi, tecnici, calciatori. Sono oltre 800 gli atleti che hanno perso la vita dall'inizio del genocidio. E questa mattina, la Federazione Calcistica Palestinese ha dato notizia di un'altra morte: quella di Suleiman Al-Obeid,, una delle bandiere della nazionale. Anche lui era in fila, insieme ad altri civili, mentre aspettava aiuti umanitari nel sud della Striscia. "Ucciso a colpi d'arma da fuoco dalle forze di occupazione israelianesi legge in questa notiziamentre cercava di procurarsi il cibo nei pressi di un centro di distribuzione a Rafah".

Classe 1984, originario di Gaza City, dove viveva con la moglie e i cinque figli, per i tifosi era "La Gazzella", "La Perla Nera" o addirittura "Il Pelè della Palestina". Attaccante, Suleiman Al-Obeid, aveva iniziato la carriera al Khadamat Al Shati prima di trasferirsi in Cisgiordania, all'Al-Amari Youth Center, dove vinse il campionato nel 2010. Poi di il passaggio al Gaza Sport e infine di nuovo al Khadamat, dove ha chiuso la carriera. 24 presenze, invece, con la nazionale della Palestina, tra cui quelle per la qualificazione ai Mondiali del 2014. Due, invece, le reti, di cui una bellissima, in rovesciata, contro lo Yemen. "Nel corso della sua lunga carriera sportiva, Al-Obaid ha segnato più di 100 golsi legge nel comunicato della PFA, la Palestinian Football Association - diventando una delle stelle più brillanti del calcio palestinese".

La mappa della malnutrizione in Palestina. Fonte: Corriere della Sera

Suleiman Al-Obeid, è uno dei tanti, tantissimi palestinesi che ogni giorno trovano la morte mentre aspettano cibo e acqua. È uno dei tanti civili affamati che, pur sapendo cosa rischiano, si mettono in fila, a volte per ore, spesso inutilmente, in uno dei quattro checkpoint gestiti dalla GHF, la Gaza Humanitarian Foundation, una ong creata da finanziatori sconosciuti e in collaborazione tra Israele e Stati Uniti. A loro è stata affidata la gestione degli aiuti umanitari, allontanando ONU e altre organizzazioni internazionali.

I checkpoint hanno tutti la stessa struttura: la coda inizia a chilometri di distanza, in media 3-4km, poi inizia un corridoio recintato, sorvegliato a vista dai militari, e infine il punto di distribuzione vero e proprio. Dove vale la legge del più forte e del più affamato. Per chi arriva dopo, non c'è nulla. Ma cosa contengono i pacchi di aiuti umanitari? farina, sale, pasta, ceci, piselli, pasta di sesamo, lenticchie, olio. Ma c'è un problema: a Gaza ormai mancano quasi ovunque acqua e gas per i fornelli. Cucinare è diventato impossibile, morire di fame è diventato normale. 127 persone, di cui 85 bambini, sono già morti per denutrizione. Un altro migliaio è morto mentre aspettava di ricevere un pizzico di cibo. Come Suleiman Al-Obeid,, la stella del calcio palestinese in fila come tutti gli altri. 

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