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Svastiche contro lo sport popolare: l'attacco neofascista alla Popolare Trebesto

Dalle scritte naziste sul centro sportivo al murale palestinese deturpato: l'attacco a una squadra che fa dello sport un atto politico e collettivo. 

L'aggressione fascista alla Popolare Trebesto

La Popolare Trebesto non è solo una squadra: è un presidio sociale, culturale e politico. Proprio per questo, nei giorni scorsi, è diventata bersaglio di minacce, insulti e vere e proprie aggressioni di matrice fascista e nazista. Ignoti hanno vandalizzato una macchina legata alla società e il centro sportivo, imbrattando muri e strutture con svastiche e fasci littori, fino ad arrivare a deturpare un murale che raffigurava la bandiera palestinese. Un gesto simbolico, violento, studiato per colpire identità e valori.

Nel loro comunicato, la squadra lucchese di sport popolare risponde senza arretrare, con parole dure e lucide: "Sicuramente i leoni della notte, quelli che 'vi picchiamo quando vogliamo' però poi me la prendo con una macchina o dei muri alle 4 di notte". Denunciano un clima che rende i responsabili sicuri di agire: "Vi sentite al sicuro", scrivono, chiamando in causa un contesto politico che normalizza odio, razzismo, fascismo e omofobia. E chiudono ribaltando la logica della paura: "Ricordatevi che quando il clima è ostile noi non arretriamo. Noi pungiamo".

Non è solo vandalismo: è un tentativo di intimidazione contro un'idea di sport libero, antifascista, inclusivo. Ma la risposta della Popolare Trebesto dimostra che la comunità costruita dal basso non si cancella con una bomboletta. Resiste, si rialza, rilancia.

L'aggressione fascista alla Popolare Trebesto
I tifosi della Popolare Trebesto

 Cos'è la Popolare Trebesto?

I ragazzi e le ragazze della Popolare Trebesto vengono da periferie, scuole, fabbriche, università, strade diverse che a Lucca finiscono per incrociarsi su un campo polveroso diventato casa. "Trebesto", nel dialetto lucchese, indica un ragazzino irrequieto, vivace, che non sta fermo: un nome che è già un manifesto. Perché qui lo sport non è addomesticato, non è patinato, non è vetrina. È movimento, partecipazione, energia collettiva.

Non sono atleti da copertina, ma pezzi di una comunità che si allena insieme, vince e perde insieme, decide insieme. La Popolare nasce infatti dal basso: nessun padrone, nessun investitore, solo soci, volontari, giocatrici, giocatori e tifosi che costruiscono il progetto giorno dopo giorno. Ogni maglia è il risultato di un'assemblea, ogni scelta passa dal confronto, ogni allenamento è un atto di fiducia reciproca.

Qui lo sport torna ad avere un senso sociale: è inclusione, è antifascismo praticato, è rifiuto delle discriminazioni, è spazio sicuro per chi spesso non ne ha. La squadra non è solo quella che scende in campo, ma quella che sistema gli spogliatoi, prepara da mangiare, organizza eventi, accoglie. La Popolare Trebesto non corre solo verso una porta: corre verso un'idea diversa di comunità, dove lo sport è strumento di trasformazione, non di consumo.

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