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Un patto educativo per lo sport: il Veneto lancia il Decalogo contro l'odio online

Il Corecom Veneto presenta a Job&Orienta un nuovo decalogo per educare al rispetto online nello sport, rafforzando la piattaforma di Media Education dedicata a scuole, famiglie e società sportive. 

Nelle arene sportive, come nei commenti sotto un post, la passione può facilmente trasformarsi in ostilità. È un fenomeno che negli ultimi anni ha trovato terreno fertile soprattutto nel mondo digitale, dove l'anonimato e la velocità dei messaggi amplificano insulti, minacce e pregiudizi. Per questo il Corecom Veneto ha scelto di intervenire con un progetto ambizioso: un nuovo Decalogo contro l'hate speech sportivo, presentato durante Job&Orienta e pensato come strumento educativo per giovani, famiglie e scuole.

Il decalogo nasce dentro un ecosistema più ampio: la piattaforma di Media Education del Corecom, uno spazio online creato per aiutare studenti e insegnanti a orientarsi tra rischi e opportunità del web. Non è un semplice contenitore di materiali didattici, ma un laboratorio permanente in cui si impara che ogni gesto digitale – un commento lasciato in fretta, una foto condivisa senza riflettere, un meme volgare diventato virale – produce conseguenze reali. La piattaforma, attiva da poco più di un anno, è diventata un riferimento per molti istituti grazie a percorsi interattivi, attività guidate e progetti che hanno coinvolto in prima persona gli studenti di Padova e Verona.

L'ultima novità è appunto il decalogo, frutto della collaborazione con l'Università di Padova: dieci linee guida pensate per riportare l'etica dentro la competizione. La logica è semplice ma rivoluzionaria: ricordare che lo sport è un linguaggio universale, capace di unire più che dividere. Le regole invitano a "giocare pulito" anche fuori dai campi, a riconoscere che dietro una maglia c'è sempre una persona, a trasformare gli errori non in pretesti per deridere ma in occasioni per crescere. Non si tratta solo di frenare insulti e discriminazioni, ma di costruire una cultura del tifo consapevole, in cui la rivalità non sfoci in aggressione.

Il messaggio ha trovato sponde importanti. Allo stand della Regione Veneto, l'Hellas Verona ha portato la propria testimonianza con i responsabili della comunicazione e con Francesco Albertini, giovane difensore della Primavera, che ha raccontato episodi di ostilità vissuti negli stadi e sui social. Un momento che ha mostrato quanto la violenza verbale non sia un concetto astratto, ma qualcosa che incide sulla crescita di chi pratica sport a livello giovanile.

Accanto al club gialloblù, altre realtà venete hanno già scelto di aderire al decalogo: dal Calcio Padova alla Pallavolo Padova, dal Patavium Rugby al Petrarca Basket, fino all'Audace Calcio a Cinque Femminile. È un segnale che parla di responsabilità collettiva: le società sportive non vogliono più essere spettatrici passive, ma attori attivi nella costruzione di un ambiente più sano.

Alla presentazione erano presenti il presidente del Corecom Marco Mazzoni Nicoletti, il vicepresidente Fabrizio Comencini e il moderatore Stefano Rasulo, insieme a rappresentanti del Basket Est Veronese. Il lavoro che ha portato a questa iniziativa è stato condiviso da tutto il comitato, grazie anche al contributo dei membri Edoardo Figoli ed Enrico Beda e al supporto degli uffici regionali.

Il decalogo non pretende di risolvere da solo il problema dell'odio, ma fa una promessa: offrire strumenti concreti per educare alla responsabilità digitale e riportare lo sport al suo significato più autentico. Perché il tifo può essere acceso, ma mai bruciare le persone. 

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