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Unity in Motion al via a Sofia: 270 atleti da 11 Paesi, l'Italia con Nazionale Italiana Solidale

Da oggi al 27 settembre la capitale bulgara ospita il progetto europeo Erasmus+. La delegazione italiana porta l'esperienza di Associazione L'Approdo – APS e Nazionale Italiana Solidale. 

Lo sport come partita, ma anche come possibilità. Come luogo nel quale tornare a costruire relazioni, fiducia e appartenenza. È da questa idea che prende il via oggi a Sofia Unity in Motion – Fostering Inclusion through Sport, progetto europeo Erasmus+ che fino al 27 settembre riunirà circa 270 atleti provenienti da 11 Paesi europei.

Francia, Lituania, Bulgaria, Romania, Ungheria, Grecia, Ucraina, Macedonia, Svezia, Paesi Bassi e Italia sono le nazioni coinvolte in un appuntamento che mette al centro inclusione, partecipazione e diversità, con particolare attenzione alla diversità di genere e alle differenti esperienze personali e sociali dei partecipanti.

Per l'Italia ci sarà l'esperienza sviluppata dall'Associazione L'Approdo – APS di Rivolta d'Adda e Nazionale Italiana Solidale, realtà che hanno costruito nel tempo un percorso nel quale lo sport diventa uno strumento di relazione e di ricostruzione personale.

Lo sport come seconda stanza della terapia


Nel modello italiano il campo non è soltanto il luogo della competizione. È uno spazio nel quale si possono sperimentare concretamente fiducia, responsabilità, regole, fatica, frustrazione e appartenenza.

A spiegarlo è Giorgio Cerizza, psichiatra e psicoterapeuta e presidente di Nazionale Italiana Solidale.

«La psicoterapia aiuta a comprendere quello che accade dentro di noi. Lo sport permette di sperimentarlo nella relazione con gli altri», spiega Cerizza. Da qui la sua definizione del campo sportivo come una sorta di "seconda stanza della terapia".

«Ci si confronta con l'avversario, con la fatica, con il tempo, con la frustrazione, ma soprattutto con le altre persone». È un approccio riassunto anche in una frase: "Mettere le persone al posto delle sostanze".

«La sostanza, almeno all'inizio, può essere vissuta come una soluzione. Togliendola rimane un vuoto. Il nostro lavoro è aiutare la persona a riempire progressivamente quello spazio attraverso relazioni, responsabilità, obiettivi e appartenenza».

Le testimonianze arrivano a Sofia

Tra gli elementi che la delegazione italiana porterà a Sofia ci sono anche le testimonianze personali. Un'attività centrale per Associazione L'Approdo – APS, che porta queste esperienze anche nelle aziende e in altri contesti della società civile.

Parlare di dipendenza, cura e reinserimento significa anche provare a mettere in discussione gli stereotipi e lo stigma. L'obiettivo è trasformare l'esperienza individuale in consapevolezza collettiva, mostrando concretamente la possibilità di ricostruire relazioni, autonomia, responsabilità e partecipazione sociale.

270 atleti, 11 Paesi: lo sport come linguaggio comune


A Sofia le differenze non vengono nascoste, ma diventano parte del progetto. Nazionalità, genere, condizioni sociali ed esperienze di vita entrano nello spazio comune creato da Unity in Motion.

«Unity in Motion è molto più dello sport. Significa creare uno spazio in cui persone provenienti da Paesi diversi, di generi differenti, con background ed esperienze di vita diverse possano incontrarsi, partecipare e scoprire ciò che possono costruire insieme», afferma Viktor Kirkov, Owner & CEO di Sports Management Bulgaria.

«Riunire a Sofia circa 270 atleti provenienti da undici Paesi europei dimostra la forza dello sport nel creare connessioni che vanno oltre le differenze».

Non solo calcio


L'esperienza di Nazionale Italiana Solidale nasce dal calcio, ma il modello non si esaurisce in una disciplina. Il valore dello sport risiede anche nelle dinamiche che permette di vivere: confrontarsi con i propri limiti, gestire la difficoltà, assumersi responsabilità e costruire relazioni.

I giorni di Sofia saranno quindi anche un'occasione per confrontare l'esperienza italiana con metodologie e pratiche sviluppate negli altri Paesi coinvolti.

E potrebbero rappresentare l'inizio di una nuova fase. Tra le prospettive ci sono infatti il rafforzamento di una rete europea di organizzazioni che utilizzano lo sport come strumento di inclusione e trasformazione sociale, nuove progettualità e la possibilità di una futura tappa italiana.

«Vorremmo che Sofia fosse l'inizio di una nuova fase», conclude Cerizza. «Lo sport permette alle persone di incontrarsi prima ancora di dover spiegare chi sono o da dove vengono. Da lì può iniziare qualcosa».

Da oggi a Sofia, dunque, non si incontrano soltanto 270 atleti provenienti da 11 Paesi. Si incontrano esperienze diverse, unite dalla possibilità di utilizzare lo sport per costruire qualcosa che va oltre il risultato di una partita. 

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