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Va in onda il campionato di calcio…Luchino Visconti

Un'immaginazione, come "Il Gattopardo" il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ispirò l'omonimo film. 

Si torna dopo la pausa più lunga di sempre a mirare ed ammirare il campionato di calcio italiano, un film come il romanzo originale, dove tutto cambia affinché nulla cambi. E lo ha dimostrato la lunga, stucchevole, inutile, ipocrita questione sul tesserino della metro o del club di collezionisti di figurine che il capo del calcio italiano, Giovanni Malagò avrebbe dovuto avere in tasca ma che non aveva. Lesa maestà, il mondo non può andare avanti, Malagò alla forca, una sorta di Johnny Stecchino, continuando il viaggio nel cinema, da mettere ai lavori forzati, meglio se fuori da tutto, ministri e presidenti che invocano le regole, Giovanni Malagò lo vogliamo vedere al supermercato a mettere biscotti negli scaffali, anzi meglio alla pompa di benzina a prendere sberleffi dagli automobilisti che lamentano l'aumento del costo mentre il Giovannino in perfetta tuta da lavoro sta facendo il pieno. 

Poi, la magia, come quella del cinema, come quella di un romanzo, giro di valzer, tutto cambia, e nulla cambia. E non cambierà. E per chi sostiene, come il modesto articolista che verga queste righe, che la competenza ha un valore, ed è un valore, bene così. Giovanni Malagò è uomo di sport, ha capacità, passione, relazioni nazionali ed internazionali di assoluto spessore, è stimato e considerato nell'universo sportivo a trecentosessanta gradi, e, poi, vivaddio, non è scontato nell'Italia dei pacchi raccomandati, Giovanni Malagò è del mestiere, è stato dirigente sportivo per una vita intera, e tutto sommato di calcio, soprattutto di quello da gestire in giacca e cravatta sicuramente ne mastica, e, poi, a volerla dire tutta, come praticante, seppur a livello amatoriale, anche se la cava, atletico lo è di testa e di corpo, e lo sport è la sua materia quotidiana. Non si capisce che senso ha avuto tutta questa manfrina, tutto questo inutile show, che costerà solo alle casse federali, visto che rifare le elezioni per ribadire lo stesso presidente potrebbe costare non meno di cinquecentomila euro, tra hotel, trasporti, spese varie, per un appuntamento elettorale che secondo i diktat dei regolarissimi presidente Coni e Ministro dello Sport deve rispettare le regole, di più e meglio della volta precedente. Già, perché essere uomo di sport non basta, avere pareri da giuristi d'eccezione favorevoli alla correttezza della procedura non basta, bisogna avere il famoso tesserino di Sport Goofy citato in precedenza nei medesimi spazi che il direttore di questo magazine generosamente, molto generosamente, concede immeritatamente al sottoscritto. E si dirà che si aveva bisogno di regole granitiche. E va bene accettiamo la favoletta. Già perché la realtà è ben altra, e passa per la famosa Italia dove tutto cambia affinché nulla cambi. 

Non cambiano i conflitti di interesse, non cambiano i figli che ruotano nello stesso mondo professionale e di competenze dei genitori, non cambiano i politici che intervengono sulla qualunque, tranne che su ciò per cui sono stati chiamati a fare cose, con urgenza, costanza, ben remunerati e averlo giurato dinanzi alle più alte cariche dello Stato. Peccato che non si parli di sport, di tutto quanto può rappresentare per il futuro del paese, per le nuove generazioni, per una società che sta crescendo a pane e tecnologia, sempre meno incline ad un sano calcio ad una palla, a uno spogliatoio dove si acquisisce l'importanza del gioco di squadra, di una straordinaria pizza da mangiare con gli amici dopo una meravigliosa e semplicissima partita di calcetto del lunedì sera. L'intera pausa tra una giornata e l'altra del campionato di calcio, la più lunga di sempre è trascorsa tutta lì, nella ricerca del tesserino di Sport Goofy, tra lezioni di regole, granitiche, le ha definite qualcuno, anche se poi "fate quello che dico ma non fate troppo quello che faccio"…Intanto la Nazionale di calcio di Roberto Mancini ha provato a riallacciare i fili con il cuore degli italiani, il nodo non è ancora strettissimo, ma è ben più saldo di prima, e chissà che passo dopo passo, questi dodici anni non sono trascorsi invano, ma con un passettino per una ricostruzione dalle macerie. Macerie massicce, imponenti, pesanti varie tonnellate, che non possono reggersi tutte sul tesserino di Sport Goofy. Il pallone italiano è qualcosa di complesso e serio, e non può ridursi tutto alla barzelletta delle regole granitiche. 

Cosa è cambiato in queste settimane? Tutto. Infatti il capo del calcio è lo stesso, quello dello sport anche, il ministro dello sport pure. E allora vediamo se l'Internazionale Milano, la Roma, La Juventus, il Napoli, il Milan, il Como, l'Atalanta ma anche le sorprese Lazio e Cagliari, faranno lo stesso, cioè non cambiare nulla e continuare a vivacizzare il torneo di calcio edizione 2026/2027 con le milanesi costanti ma non troppo, le romane partite "a cannone" ma non sappiamo per quanto tempo, la Juventus ballerina, l'Atalanta ancora alla ricerca di un'identità, il Napoli che per il momento ha fatto venire il muso lungo ai napoletani, per le vittorie di corto muso, ripassare tra qualche tempo. Il Como vincerà lo scudetto? Il sogno è uno e soltanto uno. Il Cagliari. A celebrare oltre mezzo secolo dopo il suo unico tricolore, con un uomo, Gigi Riva, che oggi non c'è più, ma che del calcio e della Nazionale è sempre stato orgoglio di tutti. Lui sì che manca al mondo del calcio e dello sport, mancano questi uomini, tutti di un pezzo. Gente che le regole invece di sbandierarle le rispettava, invece di riempirsi la bocca era il primo a seguirle. Accomodatevi in poltrona, signore e signori, il film "Il campionato di calcio" sta per ricominciare, la regia è di Luchino Visconti… 

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