Tebas annuncia la partita ufficiale a Miami il 20 dicembre, ma i giocatori chiedono chiarezza e protestano per la gestione "unilaterale" della Liga.
Non tutti i capitani della Liga sono riusciti a trovarsi nello stesso posto, ma il sentimento è unanime: "cabreo", rabbia vera. Le vacanze, gli impegni internazionali e un calendario sempre più serrato non hanno permesso una riunione congiunta dei 20 capitani di Primera División, ma le chat e i contatti tra spogliatoi bastano per far emergere un messaggio chiaro: nessuno è contento del modo in cui LaLiga ha gestito l'annuncio del match Villarreal–Barcellona a Miami.
Il presidente Javier Tebas, dal palco del Sports Summit USA 2025, ha dichiarato: "Salvo un piccolo dettaglio formale, è tutto fatto. Possiamo dire che sabato 20 dicembre si giocherà a Miami una partita ufficiale della Liga, con punti in palio".
La frase è rimbalzata fino agli spogliatoi spagnoli come una fitta improvvisa: i diretti interessati, i giocatori, non ne sapevano quasi nulla.
Secondo quanto si legge su El Mundo, il primo passo deciso dai capitani sarà convocare d'urgenza Villarreal, Barcellona e LaLiga per ottenere informazioni dirette e condivise sull'incontro, valido per la 17ª giornata di campionato.
Sul tavolo ci sono numerosi interrogativi già sollevati in una riunione del 21 agosto, rimasti senza risposta:
- Qual è il criterio sportivo per scegliere le squadre coinvolte?
- Quanti match verranno giocati all'estero ogni stagione?
- Quale sarà l'impatto economico per i club partecipanti?
- Come verranno gestiti i viaggi, il jet lag e i giorni di riposo previsti dal contratto collettivo?
- Ci sarà copertura assicurativa completa in caso di infortuni o contenziosi legali?
- Come verrà scelto il team arbitrale?
- I diritti televisivi rientrano nella quota 0,5% destinata all'associazione calciatori (AFE)?
Calcio spagnolo negli USA: i capitani chiedono chiarezza
Per ora i giocatori scelgono la via del dialogo, ma non escludono azioni di protesta se LaLiga non accetterà il confronto. È una prima forma di pressione collettiva che, per una volta, unisce spogliatoi di squadre spesso rivali. Il tutto mentre in Italia alle parole di Adrien Rabiot, che aveva definito "folle" la scelta di giocare Milan Como in Australia, sono seguite quelle dell'AD della Lega Calcio Luigi De Siervo, che ha messo a tacere, in nome dei "milioni che guadagna" qualsiasi tipo di protesta da parte dei calciatori. Che come tutti i lavoratori non devono, in alcun modo, alzare la testa e dire la propria.
Tebas spinge sull'America
Tebas non arretra. Ha confermato che la partita si giocherà all'Hard Rock Stadium di Miami, casa dei Miami Dolphins, e ha risposto alle critiche della MLS: "Non temo che altre leghe vengano a giocare in Spagna, nemmeno la Premier League".
LaLiga, spiega, punta a espandere il proprio marchio: "Saremo a Miami quattro o cinque settimane prima dell'evento e anche dopo, per far conoscere tutto ciò che LaLiga rappresenta".
Dietro la mossa c'è la strategia globale di Tebas: internazionalizzare il prodotto, aumentare i ricavi televisivi e far respirare al calcio spagnolo l'aria del business americano.
Ma il fronte interno scricchiola: tra i calciatori prevale l'idea che si stia snaturando la competizione, trasformando una gara di campionato in un evento di marketing.
Villarreal prova a mediare
Il Villarreal, uno dei club coinvolti, ha cercato di calmare le acque. In un comunicato ufficiale ha promesso di offrire gratuitamente il viaggio ai tifosi che vorranno seguire la squadra negli Stati Uniti, e uno sconto del 30% sull'abbonamento per chi non potrà partire. Una mossa di buona volontà che, però, non cancella la sensazione di essere stati trascinati in una decisione calata dall'alto.
Intanto, il Barcellona tace.
E tra i capitani si fa strada la convinzione che questa battaglia non riguardi solo un volo per Miami, ma il diritto di essere ascoltati.
Perché il calcio, anche sotto il sole della Florida, resta pur sempre un affare di chi scende in campo. E anche di chi lo guarda, lo segue e lo ama.



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