Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Walter Sabatini la tigre, alla guida dei "Tigrotti" della Pro Patria

La società di Busto Arsizio dove il Sabatini calciatore ha chiuso la carriera è la sua nuova…patria 

Walter Sabatini di nuovo, ora da dirigente, alla Pro Patria

"Il cervello non mi permetterebbe il ritiro. Aspetto ancora qualcosa dal calcio". Sabatini Walter è nato a Marsciano, comune umbro. Se non lo si conosce e si fa una ricerca si apprende che è uno dei più importanti per la produzione di terrecotte. Tra le caratteristiche della terracotta ci sono l'elevata capacità di assorbimento e la resistenza. E Walter Sabatini ha dimostrato entrambe. Una carriera nel mondo del calcio sempre sull'acceleratore. E non ce ne voglia Sabatini, più che da calciatore, comunque di serie A, ma in parte frenato anche da un grave infortunio, o da allenatore, la sua vita calcistica è stata soprattutto da dirigente. Un ruolo che ha sempre ricoperto ai massimi livelli, Roma, Lazio, Inter, ma non solo, giusto per intenderci, e tanti talenti scoperti, tanti affari condotti alla grande, visione e lungimiranza, passione e lucida follia, un direttore sportivo di quelli che passano alla storia, le capacità di Walter Sabatini sono del genere Italo Allodi. Un campione assoluto, insomma. Ma quando si viaggia sempre ad alta velocità, senza mettere mai il piede sul freno, a volte, le curve strette sono pericolose, e anche le strade con scarsa manutenzione. E Sabatini è sempre andato di corsa, ma senza pentirsene, rispettando la sua natura, il suo dna, un po' pilota di auto da corsa un po' pirata coraggioso e audace. Ferite, cicatrici, queste categorie se le portano dietro, nella migliore delle ipotesi, quando, come si suol dire, puoi ancora raccontare le tue avventure. E Walter Sabatini, nonostante tutto, bontà e fortuna sua, può ancora narrarle, magari con più fatica di prima, ma lui c'è sempre. "Ho incontrato anche Dio sotto mentite spoglie, ma è stato un po' deludente perché mi ha trattato con molta sufficienza", ha raccontato quando sembrava che il suo viaggio personale stesse arrivando all'ultima stazione, ma poi come la terracotta Walter Sabatini ha assorbito e resistito. E così mentre attendeva ancora qualcosa dal calcio, la chiamata è arrivata. L'ideale chiusura del cerchio, come uno straordinario Ulisse di ritorno nella sua Itaca dopo una rocambolesca Odissea, squilla il telefono, la Pro Patria lo vuole, ai massimi vertici istituzionali, una sorta di presidente e dirigente simbolo. Ma non monumento, si badi bene, per quello se ne parla quando non ci sarà più, Walter Sabatini è straordinariamente pieno di energia, ha ancora voglia e forza di dare al calcio. E lo farà per la sua Pro Patria. La rappresentativa calcistica di Busto Arsizio, infatti, è stata la sua ultima società da calciatore, dove Sabatini chiuse la sua carriera nel 1984, con ventinove presenze e tre gol (serie C2). Calciatore, come il fratello Carlo, che poi da allenatore ha dato indirettamente un dispiacere al suo parente più diretto. L'ultima volta che la Pro Patria poteva approdare in serie B, era il 2009 ma in finale a negargli quella gioia fu il Padova allenato da Carlo Sabatini, il fratello di Walter.

La Pro Patria riparte dalla serie D

Oggi la Pro Patria è in serie D, dopo una sofferta e recente retrocessione, ma poco male per Ulisse Sabatini, che dopo aver solcato i grandi mari, la serie A, le grandi proprietà italiane e straniere, dopo aver sfiorato anche l'approdo alla Juventus, dopo che il suo nome per anni veniva invocato per rilanciare una big, per portare ai massimi livelli una società, Walter Sabatini, forse con una forma fisica meno brillante di quei tempi, ma sempre con una straordinaria capacità di essere un grande dirigente e uomo di calcio, ha accettato con entusiasmo di guidare la sua Pro…Patria. "Nonostante fossimo tutti ragazzi di valore e coraggio, già prima della guerra, sparsi in tante, troppe formazioni o società, non fummo in grado di costituire una grande squadra, che potesse rappresentare con onore il nome di Remigio Bossi, uno dei padri fondatori della Pro Patria Busto. Adesso che siamo reduci dalla guerra, il cercare di rimettere in piedi preesistenti società sarebbe un'autentica follia. Perciò, visto che si deve ricominciare daccapo, io dico di unirci tutti quanti in una sola grande società, capace di difendere degnamente il nome e il prestigio di Busto Arsizio". La nuova Pro Patria et Libertate nasce nel 1919 con queste parole fondative. Ma la compagine che rappresentava il football di Busto Arsizio in provincia di Varese, ad onor del vero, è nata 1881, con la Società Ginnastica Pro Patria et Libertate, il calcio iniziò ad essere praticato, seppur in forma non ufficiale, indossando per la prima volta la divisa da gioco a fasce bianche e blu. E nella sua più che centenaria storia, figura anche fallimento e rifondazione, incidenti di percorso, purtroppo, spesso caratteristica del calcio italiano. Oggi il progetto Pro Patria è portato avanti dalla nuova proprietà composta da "Estrella Football" e "Finnat" è nonostante la delusione della retrocessione di pochi mesi fa in serie D, è molto ambizioso. Le parole d'ordine sono vivaio, valorizzazione dei giovani e calcio sostenibile. E Walter Sabatini. La Pro Patria lo cercava già da qualche settimana, da quando aveva confessato e si era confessato in un podcast. Giovanni Giovanditti è da poco il nuovo direttore sportivo della Pro Patria, scelto per le sue capacità professionali, il dinamismo e la grande competenza nel settore giovanile quando lo ascolta e decide che l'arrembaggio della Pro Patria al grande calcio partirà con un corsaro coraggioso, cuore e passione oltre l'ostacolo, Walter Sabatini.

Walter Sabatini, una carriera tra sigarette, videocassette, trattative

 Walter Sabatini il "Papa" calcistico della Pro Patria

"Per me lui è come il Papa calcistico – ha spiegato Giovanditti – so tutto di Sabatini dirigente, ma non sapevo che aveva finito la carriera da calciatore proprio qui, a Busto Arsizio. Quando l'ho realizzato sono volato a casa sua con maglia, sciarpa del centenario e una sua foto plastificata di quando giocava con noi". E poi un secondo incontro, un terzo, un quarto. A casa Sabatini si presentano anche Rosanna Zema, neopresidente e Luca Bassi, figura chiave nella gestione societaria della Pro Patria. È fatta, Walter Sabatini ritorna in pista, da dirigente "maturo" con la società con la quale aveva chiuso la carriera da calciatore. E in pochi giorni Walter Sabatini, dicono, che si sia messo al lavoro h 24, come gli anni d'oro, studia calciatori, inonda di telefonate e messaggi presidente e direttore sportivo della società bustocca, si guarda gli allenamenti da casa, da Roma, da remoto, anche se andrà anche a Busto Arsizio, e quando non potrà, "andrò io da lui" ha già annunciato Giovanditti. Ma per i curiosi si tratta di attendere ancora poco, il tempo della conferenza stampa di presentazione, e si capirà tutto nei dettagli. Intanto Walter Sabatini parla al telefono, e con Rosanna Zema non parla solo di calciatori, ma di mille altre cose. "Ho conosciuto una persona vulcanica – ha raccontato la Zema - sempre euforica, sicuramente piacevole e piena di risvolti, non solo calcistici. Il suo ruolo nella Pro Patria? Dobbiamo ancora definirlo con esattezza, ma sarà sicuramente un ruolo apicale, operativo, non solo istituzionale".

Walter Sabatini e gli "occhi della tigre"

Stagione calcistica 1930/31 la Gazzetta dello Sport editava un supplemento "La Domenica Sportiva" e su quelle pagine rosa del giorno festivo il giornalista Bruno Roghi, (poi diventato anche a lungo direttore della regina della cronaca sportiva) conia per la prima volta per i calciatori della Pro Patria il termine di "Tigrotti" per lo spirito che mettevano in campo. E ancora oggi chi gioca nella Pro Patria è un tigrotto, e la società bustocca ha una tigre come mascotte e simbolo della squadra. Tigrotti perché combattivi come le tigri, come gli "occhi della tigre" che Apollo Creed chiede a Rocky mentre lo allena e lo aiuta a rialzarsi dopo un periodo difficile nel terzo film della saga del pugile interpretato da Sylvester Stallone, come gli "occhi di tigre" che ora sono tornati a Walter Rocky Sabatini. 

Pippo Marchioro, Sacchi prima di Sacchi
A Perugia un Gaucci è per sempre
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...