Tra i gol dell'impresa di Lippi e i ricordi personali del servizio militare, l'autore intreccia la storia del trionfo bianconero a Roma con la vita vissuta negli anni Novanta.
Esistono date capaci di segnare un confine netto tra il prima e il dopo. Per il popolo bianconero, quel confine è il 22 maggio 1996. Tredici anni dopo l'ombra dell'Heysel, lo Stadio Olimpico di Roma restituiva alla Juventus il trono d'Europa, chiudendo un cerchio di sofferenza e attesa. Nel suo nuovo libro, "1996. La grande cavalcata Champions della Juve e altre cose divertenti che non farò mai più" (Ultra Sport), Andrea Novelli non si limita a celebrare un successo statistico, ma ricostruisce un mosaico di emozioni dove il calcio diventa il riflesso della vita.
Il racconto di Novelli si muove su due binari paralleli destinati a incrociarsi nel cuore degli anni Novanta. Da una parte l'epica della squadra "operaia e scintillante" di Marcello Lippi, trascinata dai rigori di Jugovic e dalle parate di Peruzzi; dall'altra, l'autore stesso che, in quello stesso anno, affronta le fatiche e i paradossi del servizio militare. Come sottolineato da Michelangelo Rampulla, quel trionfo non fu casuale: "Il 1996 non è stato un miracolo. È stato il coronamento di un percorso cominciato due anni prima. È stato il frutto di una costruzione". Una solidità che traspare nelle pagine del libro, impreziosite da disegni originali che fermano nel tempo ogni gol decisivo di quella scalata.
A guidare il lettore tra i corridoi delle caserme e il prato dell'Olimpico è la penna di Andrea Novelli, già noto come autore di thriller di successo e sceneggiatore per importanti case editrici come Marsilio e Feltrinelli, che mette in questa opera tutta la sua sensibilità di osservatore e la sua esperienza decennale come arbitro di calcio. Questa duplice natura — di narratore noir e uomo di campo — gli permette di descrivere il calcio non come un semplice gioco, ma come un'esperienza quasi religiosa. Non a caso, Darwin Pastorin lo descrive come "un narratore giovane, ma di antica scuola: uno che sa raccontare con passione e senza retorica".
Attraverso gli occhi di chi allora divideva il tempo tra la disciplina della naja e l'adrenalina per le giocate di Del Piero e Vialli, il libro ci restituisce l'atmosfera di un'epoca. Quella di Novelli è una scrittura che unisce il rigore del critico alla memoria calda del tifoso, trasformando la notte di Roma in una festa di liberazione collettiva. È il racconto di una squadra che, dopo aver capito di poter arrivare lontano, non ha più smesso di crederci, regalandoci l'ultima, vera immagine della Juventus sul tetto del mondo.




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