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Hector Bellerin, i libri e la letteratura "che ha cambiato la mia vita"

Hector Bellerin, calciatore e lettore appassionato: come la letteratura ha cambiato la sua vita tra Bukowski, Hesse e scrittori contemporanei.

Fatevi un giro sul profilo Instragram di Hector Bellerìn, difensore del Real Betis con un passato in Premier League, all'Arsenal, dove ha giocato per nove anni. Niente party stralusso, nessuno yacht né jet privato, ma tanti, tanti libri.

Si trovano dappertutto, tra le foto di un concerto, di uno scorcio o di un nuovo capo di abbigliamento, magari del brand che ha lanciato, Gospel Studios. C'è Jose Luis Sastre, c'è Alana Portero che parla di nascere maschio e sentirsi femmina nel quartiere operaio di San Blas, Madrid, negli anni 80. C'è un manuale di calcio di Juano Tallòn che in realtà manuale di calcio non è, c'è il saggio tra l'antropologia e la sociologia di Simon Critchley "Cosa pensiamo quando pensiamo al calcio". Poi Federico Garcia Lorca, Gabriel Garcia Marquez, Marguerite Duras. Un mix di letteratura contemporanea e grandi classici, di saggistica e di narrativa, che secondo Sergio Fanjul, giornalista culturale de El País, è "molto vicino al ritmo del mondo dell'editoria" e che dimostra come Bellerin "sia un lettore che non segue semplicemente il mainstream".

E non può esserlo un lettore che alla letteratura deve molto. "La letteratura è diventata qualcosa che – e so che è un cliché – ha cambiato completamente la mia vita" ha raccontato il calciatore al The Guardian. Un rapporto che nasce lontano, ma che esplode durante la pandemia, quando il terzino è chiuso in casa, ai tempi dell'Arsenal. Inizia con Charles Bukowski, soprattutto Hollywood e Post Office, che lo fanno sentire tremendamente simile a Henry Chinaski. "In quarantena stavo male. Non sapevo quando il calcio sarebbe tornato, addirittura bevevo molto… Ho passato un momento difficile. E la letteratura non dico che mi abbia salvato ma ha reso la vita molto più facile".

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Hector Bellerin


Appassionato di fotografia e di moda, Bellerin è convinto che l'arte possa aiutare la salute mentale. Si è sempre speso sul lato politico del calcio, parlando delle guerre in Ucraina e in Palestina, criticando i media per il modo in cui narravano questi conflitti, esponendosi per la sostenibilità nel calcio. Compra vestiti di seconda mano, usa la metropolitana, ha scelto di essere vegano. Dice quello che pensa. "Sono stati i dieci anni che ho vissuto a Londra – racconta il calciatore - la possibilità di vedere così tanta gente libera di esprimersi senza paura del giudizio altrui ha senza dubbio influito sulla mia visione del mondo". Una visione che nasce da lontano, dalla casa piena di libri in cui è cresciuto, con il padre appassionato di antica Grecia. E una passione per la lettura che nasce con la saggistica, per poi trasformarsi: "Quando leggevo qualcosa, doveva avere uno scopo, ma poi ho realizzato che era il contrario".

Dopo Bukowski c'è Hermann Hesse, ma si rese conto che stava leggendo solo scrittori uomini. Ecco allora Han Kang e Naomi Klein e poi tutta la scena spagnola contemporanea, magari suggerita dal club del libro che Bellerin frequenta, tutti i martedì sera, a Siviglia. "Ci nutriamo a vicenda, consigliandoci libri e film. I miei gusti sono cambiati, perché le persone intorno a me mi danno ottimi consigli, mi suggeriscono nuovi nomi, nuove facce e nuovi modi di scrivere".

Perché è vero: la letteratura può cambiare la vita. Anche di chi meno te lo aspetti. 

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