Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Palloni Smarriti #1. L'"Uccellone" delle Ande

Inauguriamo oggi la nuova rubrica di racconti sul calcio, "Palloni Smarriti", di Giulio Giusti. Iniziamo con la storia paradossale dell'"Uccellone" delle Ande 

Otto Ruffel e Lillo Zazzi si sopportavano e tolleravano, ma non si stimavano.

Erano giunti insieme al Barcellona per risollevare le sorti del club. Non si erano scelti, ma solo trovati per volere del presidente cinese Zhao Ling, da pochi mesi presidente del club catalano che aveva salvato dal fallimento.

Ruffel era ritenuto uno dei migliori allenatori del mondo. Nato in Austria, dopo i primi successi in patria, aveva girato mezzo mondo raccogliendo scudetti e coppe in quantità. Vincitore di cinque Champions League e quattro Coppe Intercontinentali, era considerato un vero guru della panchina. Viveva come un monaco, dedito solo allo studio del calcio. Dovunque andava, si faceva preparare un appartamento vicino al campo d'allenamento. La sua vita era campo e lavoro. Il resto non lo coinvolgeva. In passato aveva avuto una moglie, ma la donna chiese il divorzio una settimana dopo il viaggio di nozze, che Ruffel aveva deciso di passare a Fusignano a casa del suo grande amico Arrigo Sacchi. Una luna di miele a base di video pieni di ripartenze.

Lillo Zazzi aveva una visione della vita completamente differente. Poche cose l'interessavano, anzi, a dire il vero solo due: i gol e le donne. Di gol ne aveva sempre fatti a valanghe, dagli inizi nei dilettanti fino al suo arrivo nel calcio che conta nell'Inter. Le donne le aveva sempre conquistate con facilità. Voi direte: per un calciatore è facile, sono ricchi e famosi. Per Lillo non era così. Lui con le donne non aveva mai avuto problemi, dotato com'era di un gran fascino e di una qualità che lo rendeva un essere fuori dal comune. Una qualità che gli aveva fatto guadagnare, sin dalle scuole medie, il soprannome di uccellone. Un bel giorno, però, il suo leggendario uccellone smise di volare e, contemporaneamente, s'inceppò il suo fiuto sotto porta. I fallimenti amorosi andarono di pari passo con quelli sportivi. Guadagnò velocemente la panchina.

Otto Ruffel, non aspettava altro, convinto com'era che Lillo sprecasse la sua vita tra locali notturni e lenzuola di ragazze compiacenti. In allenamento lo vedeva stanco e svogliato. Tutto ciò avvalorava la sua idea: quel vagabondo è così spompato che non riesce più nemmeno a tirare in porta.

Invece, era vero il contrario. Lillo non si era mai stancato per una prestazione erotica. Anzi, il sesso lo caricava. Una volta, alla vigilia di una gara di Champions League, soddisfò, in una sola notte, le dieci cameriere dell'albergo Kristall a Monaco di Baviera. Il giorno dopo, stese con una tripletta il Bayern.

Un'altra volta, prima di una sfida in casa del Paris Saint Germain, s'intrattenne con tutta la rosa di una squadra di giocatrici di pallavolo cubane, che, per combinazione, si trovavano nello stesso albergo parigino. Inutile dire che la squadra francese fu stesa da una sua tripletta.

Quello che lo distruggeva era la mancanza di attività sessuale. Si sentiva svuotato, sfinito, inutile. Arrivava al campo d'allenamento e sembrava reduce da un master in una discoteca. Purtroppo, era capitato qualcosa d'imprevedibile: il suo leggendario uccellone si era stancato di prendere ordini e si dedicava solo a semplici questioni organiche, attenendosi al minimo sindacale.

L'atteggiamento anarchico del suo membro gli fece rimediare figuracce penose. Decise così di battere in ritirata e di passare le sue notti sprofondato nel divano con gli occhi volti al cielo come a chiedere il perché di tale disgrazia.

Il destino mise sulla sua strada le alchimie di José Roias, massaggiatore personale del suo compagno peruviano Daniel Pedrosa. Il collega, venuto a conoscenza del dramma di Lillo, gli confidò che José era in possesso di una pozione magica, usata da secoli sulle Ande. Poche gocce di quell'elisir avrebbero resuscitato i genitali di un toro già passato dal mattatoio. Lillo avvicinò José, che promise, per il giorno dopo, di preparargli una boccetta del rimedio. Egli stesso custodiva gelosamente la ricetta, eredita dalla nonna Manuelita, vecchia maga delle Ande. Quando José consegnò al bomber il ritrovato, l'implorò di farne un uso moderato: "Attenzione, amico, non scherzare con questa roba. Tre gocce al mese sono più che sufficienti."

Lillo non si curò del consiglio, era un uomo che amava gli eccessi. Si trangugiò tutta la boccetta, che avrebbe dovuto accompagnarlo per circa un anno.

In un primo momento non provò niente, poi riconobbe sensazioni ben conosciute. L'uccellone aveva ripreso ad ubbidire, o almeno così sembrava. In realtà, era diventato ancora più ingovernabile. Lillo aveva un'erezione continuata ed esagerata. Per la prima volta in vita sua provava imbarazzo, gli sembrava di camminare con un ferro da stiro nei pantaloni. Le prestazioni erotiche erano anche migliori di quelle già strabilianti del passato. Il problema era al campo d'allenamento, dove il suo arnese emergeva con aria spavalda con una gobba sui calzoncini. Otto Ruffel, il mister che non aveva mai legato con Lillo, si accorse del fatto e, in cuor suo, cantò vittoria. Pensò che Lillo, deluso dal vedersi relegato in panchina, aveva smesso di fare vita notturna. Inoltre, sul campo gli sembrava in forma, reattivo come i mesi scorsi. Non sapeva il tecnico che Lillo quando aveva una regolare attività sessuale segnava a raffica. Ognuno, però, si tiene le sue convinzioni e gli uomini ottusi come Ruffel difficilmente le cambiano. La domenica dopo il mister portò ancora il bomber in panchina, ma con il chiaro intento di toccare il suo orgoglio, farlo arrabbiare oltremisura e gettarlo nella mischia a partita in corso infuriato come un toro.

...

Le cinque poesie per il gioco del calcio di Umberto Saba - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Ecco a voi le Cinque poesie per il gioco del calcio del maestro Saba, seguite da una breve analisi delle immagini e dei ricordi che sembrano prender vita dalle parole del poeta. Umberto Poli si è avvicinato al calcio in età avanzata, anche grazie all'amico Cerne, grande tifoso della Triestina. 

Nel frattempo, il problema di Lillo non accennava a diminuire, anzi, il suo uccellone era diventato un dittatore ed era pressoché incontenibile. Una volta in panchina, l'attaccante sperò di non essere costretto a entrare: si sarebbe vergognato di esibire al cospetto dei 100.000 spettatori del Camp Nou una simile protuberanza. Ruffel, invece, l'inserì a inizio ripresa col punteggio fissato sullo 0 a 0.

Lillo Zazzi si muoveva con difficoltà, gli sembrava di giocare portandosi a spasso un mobile. Gli avversari lo guardavano stupiti, lo stesso arbitro non credeva ai suoi occhi. Voleva chiedere spiegazioni, ma era come intimorito.

Il pubblico iniziò a rumoreggiare, incuriosito dalla camminata dell'attaccante.

Lillo iniziò a maledire quella boccetta piena di erbe delle Ande. Era totalmente estraniato dal gioco. Il risultato non si sbloccava. A cinque minuti dalla fine, col tabellone elettronico che diceva ancora 0 a 0, Lillo si ritrovò spaesato nell'area di rigore avversaria. All'improvviso, un tiraccio di un suo compagno gli andò a sbattere sui calzoncini, incappando proprio su quella barra di acciaio che aveva occupato le sue mutande. La palla prese una traiettoria assurda, bizzarra e imprevedibile per qualsiasi portiere. La sfera di cuoio incontrando la durezza del metallo aveva subito un contraccolpo così forte che la faceva lentamente sgonfiare nel suo vincente viaggio zigzagante verso la porta. Lillo fu sommerso dagli abbracci. Otto Ruffel rise soddisfatto per la vittoria, convinto di aver restituito al calcio un campione come Zazzi. 

Palloni Smarriti #2. L'ultima panchina
Le cinque poesie per il gioco del calcio di Umbert...
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...