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Quasi fenomeni, quando il talento non basta: 50 storie di promesse incompiute

Dal "nuovo Maradona" al campione che non è mai arrivato: Francesco Rago racconta cinquanta calciatori rimasti sospesi tra ciò che sembravano destinati a diventare e ciò che sono diventati. 

Il calcio ha una memoria particolare. Sa ricordare i campioni, naturalmente, ma anche quelli che campioni sembravano destinati a diventare. Ragazzi indicati come i nuovi Maradona, Ronaldo o Messi, caricati di aspettative quando ancora una carriera non l'avevano nemmeno cominciata. Poi qualcosa si rompe. Un infortunio, una scelta sbagliata, una fragilità, il contesto, la pressione. Oppure semplicemente il calcio prende un'altra strada.

È da questa distanza, sottile ma spesso decisiva, che nasce Quasi fenomeni, il nuovo libro di Francesco Rago, pubblicato da Ultra Sport con la prefazione di Gigi Cagni. Cinquanta storie di calciatori che, in epoche e per ragioni differenti, hanno accarezzato la possibilità di diventare qualcosa di più. Non una classifica dei talenti perduti e nemmeno un catalogo di fallimenti: il libro prova piuttosto a interrogarsi su cosa succede quando una promessa diventa un'aspettativa.

La domanda, in fondo, riguarda una delle parole più affascinanti e pericolose del calcio: talento. Perché avere qualcosa in più non significa necessariamente riuscire a trasformarlo in una carriera. E quando quel talento viene riconosciuto troppo presto, può diventare persino un peso. Rago lo riassume nell'introduzione con due espressioni che attraversano tutto il libro: «il talento diventa aspettativa» e «la promessa si trasforma in obbligo».

I cinquanta protagonisti sono divisi in quattro gruppi. Ci sono I ribelli, quelli nei quali la sregolatezza ha finito per prendere il sopravvento sul genio; I cristalli, giocatori il cui percorso è stato spezzato soprattutto dalla fragilità fisica; Gli incompiuti, sospesi tra lampi di grandezza e una consacrazione mai arrivata; e infine I romantici, legati a un'idea più libera, imprevedibile e personale del calcio.

Dentro ci sono nomi che raccontano epoche e modi diversi di vivere il pallone. Paul Gascoigne e Antonio Cassano, talenti fuori dagli schemi. Faustino Asprilla ed Edmundo, capaci di trasformare la partita in spettacolo e anarchia. E poi Giuseppe Rossi, Alexandre Pato, Alen Bokšić e Michael Owen, accomunati, seppure con storie molto diverse, dal peso degli infortuni. Ci sono Adriano, Álvaro Recoba, Javier Saviola, Javier Pastore e Andrés D'Alessandro, uomini rimasti in equilibrio tra la promessa e la realtà. E ancora Francescoli, Matt Le Tissier, Hagi, Mágico González, Beccalossi e altri protagonisti di un calcio che sembrava appartenere a un'altra epoca.

È proprio qui che Quasi fenomeni sembra trovare il suo punto più interessante: non raccontare soltanto ciò che è mancato, ma ciò che è comunque rimasto. Perché una carriera non si misura soltanto dai trofei o dal numero di presenze. Esiste anche il ricordo di un dribbling, di una stagione, di una giocata, di quella sensazione che per un momento qualcuno potesse davvero diventare il prossimo fenomeno del calcio.

La prefazione di Gigi Cagni guarda alla questione dalla panchina: il talento nasce dalla libertà, ma per diventare una carriera ha bisogno di incontrare disciplina, preparazione e capacità di gestione.

Alla fine resta una domanda semplice, forse impossibile da risolvere: quanto pesa il destino e quanto, invece, pesa tutto quello che accade lungo la strada? Tra il giocatore che sembrava destinato a diventare e quello che è realmente diventato può esserci pochissimo. Un infortunio. Una scelta. Una fragilità. Un'occasione persa. A volte è proprio lì, in quella distanza quasi invisibile, che nasce la storia di un quasi fenomeno

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