Dalle storiche e temute valutazioni di Gianni Brera agli algoritmi del Fantacalcio, viaggio nell'evoluzione del giornalismo sportivo con i migliori consigli di lettura per l'estate.
Si avvicina la fine della scuola e con essa le attese pagelle per gli studenti. C'era un tempo, ormai lontano, in cui le pagelle erano temutissime anche dai calciatori. In particolare, i voti di Gianni Brera creavano negli atleti la stessa ansia che provavano i liceali in attesa della valutazione di una versione di greco o latino dove: un 8 poteva essere tramandato ai posteri, un 6 più era vissuto come un'impresa, anche uno stiracchiatissimo 6 meno meno aveva il suo perché e un 2 generava tragedie famigliari e crisi esistenziali.
Le pagelle del grande Gioânnbrerafucarlo erano accompagnate da un breve commento per ogni singolo giocatore che poteva segnare una carriera. I voti di Brera scatenavano una curiosità enorme tra tifosi e addetti ai lavori. Durante il suo periodo a "Il Giorno", secondo quanto ha scritto Ada Gigli Marchetti nel suo libro "Il Giorno: cinquant'anni di un giornale anticonformista", un articolo di Brera con relative pagelle dopo una partita di cartello poteva incrementare la vendita giornaliera di oltre 40.000 copie. Sono numeri strabilianti che parlano di un'altra epoca se paragonata a quella attuale dove i giornali cartacei stanno morendo e le edicole chiudendo. Brera spostava valanghe di lettori da un giornale all'altro. La "Repubblica" con il suo arrivo fu costretta a uscire anche di lunedì, cosa non prevista all'inizio del suo cammino, come ha ricordato Giuseppe Smorto nel suo imperdibile "I quattro Gianni" (Minerva).
Le pagelle sono ancora vive e vegete soprattutto grazie al Fantacalcio: il popolarissimo gioco sociale che coinvolge milioni di appassionati. L'elemento più importante del Fantacalcio sono proprio i voti con i relativi bonus e malus che in base a gol, autogol, rigori parati o sbagliati, assist, ammonizioni ed espulsioni abbassano o alzano il punteggio. In questo gioco, però, non sono ammessi i meno, i più e i doppi meno perché inapplicabili nel conteggio. È ammesso solo il mezzo voto (5,5, 6,5, 7,5). Ma volete mettere la poetica che aveva un 6 meno meno che faceva sporgere il giudicato sul precipizio che si apre verso l'insufficienza, tenendolo però ancora in vita, o la magia di un 7 più, con quel più che rappresentava qualcosa di enormemente più bello di un semplice 7, quasi un trampolino verso la felicità. Ma al fantacalcista tutto ciò non importa, così come non gli interessano i commenti alle prestazioni dei giocatori schierati. Un calciatore può fare pena per 90 minuti ma se al 93esimo fa un gol scatta un ricco bonus di 3 punti. Il giocatore di Fantacalcio è un arido contabile, per lui esistono solo i voti e i relativi optional. Inoltre, le pagelline delle svariate leghe di chi partecipa al gioco sono sostanzialmente date in base a degli algoritmi. Non vorremmo apparire degli inguaribili nostalgici ma essere passati da Brera a un algoritmo è un bruttissimo segnale.
Si tratta di decadimento o cambiamento? Il calcio è semplicemente cambiato. Nessun giornalista è più temuto o rispettato come poteva essere Brera. I canali televisivi e soprattutto il web sono invasi di opinionisti, per lo più improvvisati e impreparati. Tutti si sentono in diritto di parlare e commentare. Quelle che una volta erano le tipiche discussioni alimentate da personaggi da "bar dello sport" si sono trasferiti in rete, perdendo genuinità e simpatia. Anche gli ex giocatori sulle loro pagine social parlano e straparlano, tutti, troppi, hanno una storia da raccontare o una vendetta da consumare contro un vecchio allenatore o un ex compagno.
Le pagelle ormai non le teme più nessuno. Ma, soprattutto e aggiungiamo purtroppo, tutto, dallo studio all'informazione, anche il calcio non si astiene da ciò, va verso una visione e una spiegazione matematico/scientifica con un drastico abbandono di una narrazione stilisticamente gradevole. Siamo inondati di dati statistici che analizzano e non giudicano la partita di un calciatore: quanti palloni ha recuperato o perso e quanti chilometri ha percorso. Ma nessuno scrive che uno ha corsa tanto ma a vuoto. Nessuno può raggiungere la vetta di Brera quando definì Corso "il participio passato del verbo correre" per dire che il numero 11 della Grande Inter correva poco.
Ora quasi nessun giornalista, nemmeno tra quelli più bravi, l'ultimo esemplare è il grande Roberto Beccantini che ancora gioca magistralmente con le parole, si avventura in commenti poetici.
Come esempio della bellezza e dell'importanza delle pagelle, prendiamo sempre come riferimento Gianni Brera col suo commento a quella che è passata alla storia come la partita del secolo: Italia-Germania 4-3 ai mondiali del Messico nel 1970. Ecco cosa scrisse e che voto diede a Gianni Rivera, che fu il grande protagonista della sfida con il gol decisivo nel secondo tempo supplementare.
"Rivera 6-, come sarebbe bello se potessimo farne giocare dodici, Lui ci vuole, certe cose le fa meglio di tutti: ma quanto può costare a volte, impiegarlo. Merita 6 meno".
Dare 6 – a Rivera dopo un gol così importante oggi sarebbe impensabile e assurdo. Ma Brera, vista la sua autorevolezza, poteva permettersi tutto, anche di sfidare il mondo intero.
Se Rivera, nonostante il gol vittoria non fu trattato bene, Brera esaltò, invece, la prestazione di alcuni difensori di Italia-Germania. Su tutti Tarcisio Burgnich ritenuto meritevole di un 9+, un voto che oggi si dà solo (senza il più) a chi fa una tripletta o para due rigori, con la seguente motivazione: "eroe della giornata non per il gol, e neanche aver scoraggiato Lohr e Grabowski, ma per tenuto l'area su Muller da grandissimo gladiatore."
Un grande pagellista era anche Gianfranco Civolani, grande firma di Tuttosport prima e di Stadio e Corriere dello Sport dopo, che amava dare i voti, soprattutto sulle radio e tv private. Il Civ era un professore severissimo e di rado i suoi giudizi erano alti. Un suo sei più era già un bel risultato. Memorabile un 6 dato a Carlo Nervo, ala del Bologna: "Nervo 6, beh…(lunga pausa dubbiosa) insomma, vabbè Nervo 6". Dopo un ripensamento la conferma di una sudatissima sufficienza.
Le pagelle che ci mancano di più sono quelle di Gianni Mura. La sua rubrica "Sette giorni di cattivi pensieri" era un appuntamento imperdibile nell'edizione domenicale di "Repubblica" dove dava i suoi personalissimi voti non solo agli sportivi ma spaziava dai politici agli scrittori, non dimenticando i cantanti. Anzi, a volte ci faceva scoprire qualche artista poco conosciuto. La rubrica di Mura era insieme poesia pura e giornalismo di denuncia che scritto in quel modo inarrivabile non ha trovato eredi.
Considerato che con l'avvicinarsi della consegna delle pagelle è prossima la fine della scuola, ne approfittiamo per dare dei consigli di lettura in vista dell'estate prendendo spunto da quanto scritto in precedenza.
Se volete abbeverarvi alla fonte di Gianni Brera i volumi sarebbero tanti ma vogliamo proporvi due libri. Un super classico come "Storia critica del calcio italiano", uscito per Feltrinelli in una nuova edizione e il recentissimo "Viaggio in America" (Aragno editore). Per quest'ultima opera bisogna dire grazie al grande brerologo Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma, che ha raccolto i nove articoli che Brera dedicò all'America durante un suo viaggio. Un reportage dove il maestro descriveva con sguardo critico la società americana.
Se, invece, volete rileggere Gianni Mura o scoprirlo se siete, buon per voi, giovani, consigliamo anche qui due volumi: "Non gioco più me ne vado" (Il Saggiatore) una curatissima raccolta di articoli che riguardano campioni, bidoni e gregari e "Il mondo di Gianni Mura" (La Repubblica) una splendida raccolta curata dai suoi collegi e amici Giuseppe Smorto e Angelo Carotenuto.
Se invece volete leggere una bellissima storia di mondo del giornalismo, vi consigliamo un libro citato precedentemente: "I 4 Gianni – Brera, Clerici, Minà e Mura" di Giuseppe Smorto. La storia della meravigliosa pagina sportiva di "Repubblica".
Un altro libro che non può mancare tra le vostre letture sportive è "Giocati da Dio. I gesti immortali del calcio" (Hoepli) di Roberto Beccantini, dove la storica firma di "Tuttosport", "Gazzetta dello Sport" e "Corriere dello Sport", ricorda i più grandi calciatori della storia attraverso le loro giocate più belle.
Abbiamo parlato di Gianfranco Civolani e vi consigliamo "A tutto CIV" (Minerva) raccolta postuma di alcuni dei suoi articoli più significativi dal calcio, al basket, passando per il pugilato.
Un'altra lettura interessante è "Il portiere di Ceausescu. Helmut Duckadam, storia di un antieroe" (Bibliotekha edizioni) di Guy Chiappaventi, giornalista de La 7 che in televisione si occupa di altri temi ma quando scrive di calcio lo fa benissimo. È la storia del portiere della Steaua Bucarest che nella finale di Coppa Campioni del 1986 a Siviglia parò 4 rigori ai giocatori del Barcellona e regalò la vittoria alla sua squadra.
Chiudiamo questa carrellata con un volume fresco di stampa: "Schiaffino, l'uomo che veniva da lontano" (Minerva) di Massimiliano Castellani, firma noble e sensibilissima di "Avvenire", e Adalberto Scemma, storico cantore del Verona campione d'Italia, docente di Letteratura Sportiva dell'Università di Verona e studioso di Brera, che non è solo una biografia sul campione uruguaiano ma un viaggio poetico nel passato, quando a emigrare eravamo noi.




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