Non solo Nabokov e Foster Wallace, il tennis aveva stregato anche J.R.R. Tolkien, creatore del Signore degli Anelli e grande amante del rugby.
In una delle sale della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove è allestita la mostra organizzata per il centenario della nascita di J.R.R. Tolkien, si legge uno spaccato particolarmente interessante sulla vita dell'autore inglese. Un aneddoto che ci porta lontano dalle aule universitarie o dalle biblioteche, per conoscere lati nascosti del padre de "Il Signore degli Anelli". "Capo pattuglia dei Boy Scout e capitano della squadra di rugby negli anni della scuola, il Professore rivestì di volta in volta il ruolo di fondatore, membro o animatore di decine di circoli letterari informali o organizzati, società, club".
Quando Italo Calvino scrisse di Italia Inghilterra senza averla vista - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Il rugby, dunque. Eppure non è questo lo sport a cui è legato Tolkien. O perlomeno non solo. Come ha scritto Michael Drout, nella sua "J.R.R. Tolkien Encyclopedia: Scholarship And Critical Assessment", giocava a tennis e andava in barca mentre nella biografia di Daniel Grotta, "JRR Tolkien: Architect of Middel Art", si legge: "Tolkien giocava ancora a tennis, rugby e altri sport. Beveva birra con i ragazzi nei pub, vagava per la campagna con Allen Barnett e andava in vacanza estiva in Cornovaglia, Bretagna e Francia, cercando di pianificare il futuro". Una distrazione dall'imminente scoppio della Prima Guerra Mondiale, che lo avrebbe visto impegnato come tenente nella Battaglia della Somme. Un modo per fare amicizia, come quando giocava con i colleghi di dipartimento a fives, un gioco inglese simile allo squash.
Una passione, quella per il tennis, che non si è mai fermata. Almeno fino a una partita, intorno alla metà degli anni Trenta. A riportarla alla luce è stato Ben Rothenberg, giornalista del The New York Times, nel 2012. L'avversario era Angus McIntosh, di 22 anni più giovane e in seguito stimato accademico dell'Università di Edimburgo. Proprio un necrologio del suo ateneo nel 2005, in occasione della sua morte, raccontava una partita a suo modo storica: "Si dice che un giorno abbia battuto JRR Tolkien a tennis, confinandolo nelle sue stanze con un infortunio alla caviglia. Così abbandonato, senza niente di meglio da fare, Tolkien iniziò ad abbozzare idee per "Lo Hobbit" e "Il Signore degli Anelli", per le quali Angus avrebbe allegramento accettato la colpa".
Nonostante l'infortunio, secondo il giornalista Jen Lavery, di The Scotsman, i due rimasero amici per molti anni, con Tolkien che tornò a trovarlo nel 1973, poco prima della sua morte, con la figlia Priscilla. E con McIntosh che, scherzando, chiedeva i diritti d'autore sui suoi libri. La prima edizione de "Lo Hobbit" arrivò proprio nel 1937 e, secondo le ultime stime, il libro è arrivato a oltre 140 milioni di copie. Un successo che lo rende una delle opere letterarie di maggiore successo del ventesimo secolo. Un successo nato su un campo di tennis. Dopo una sconfitta e un infortunio alla caviglia.
Commenti (0)