Il libro di Giuseppe Smorto racconta l'epopea irripetibile dei quattro Gianni — Brera, Clerici, Minà e Mura — e la nascita del giornalismo sportivo di Repubblica tra ideali, letteratura e impegno civile.
È appena uscito, pubblicato da Minerva, "I 4 Gianni Brera, Clerici, Minà, Mura e lo sport di Repubblica". I 4 campioni del giornalismo sportivo che per una congiunzione astrale si ritrovarono nella stessa redazione.
"Repubblica" nasceva volutamente e con una punta di snob senza sport, ma poi ovviò, reclutando le migliori firme in circolazione (i citati Gianni) e crescendo future grandi firme (come Emanuela Audisio). L'autore del volume è Giuseppe Smorto, colonna per una vita di "Repubblica" e capo redattore di quella leggendaria redazione, ma è stato anche, negli anni, responsabile del supplemento "Venerdì", della cronaca di Torino, direttore del sito "repubblica.it" e vicedirettore del giornale. È doveroso dire grazie a Smorto perché il suo libro è unico nel suo genere, sentito e commovente (si percepisce la partecipazione emotiva dell'autore e la sua fratellanza con molti dei protagonisti citati, Gianni Mura su tutti). Ma a Smorto va detto grazie soprattutto perché la sua è una testimonianza diretta di chi ha vissuto un'epopea d'oro, preziosissima per chi vuole studiare la storia e l'evoluzione del nostro giornalismo. Il libro, pieno di aneddoti e curiosità, è, al tempo stesso, un regalo delizioso per chi visse e vuole rivivere certi momenti e per chi leggeva gli articoli di Brera, Clerici, Mura e Minà come un golosone scartava e gustava dei cioccolatini prelibati.
L'autore ripercorre la nascita di quella redazione, parlando delle resistenze iniziali di Eugenio Scalfari e rendendo il giusto onore a Mario Sconcerti, colui che s'impose prima creando la redazione sportiva e poi convincendo il direttore a far uscire il giornale anche il lunedì. Inizialmente, infatti, "Repubblica" non andava in edicola il primo giorno della settimana, un'assurdità se si vuole parlare di sport e, soprattutto, se si è appena assunto l'indiscusso numero uno: Gianni Brera. Fu lo stesso Sconcerti a convincere Gioanbrerafucarlo a passare da "Il Giornale" a "Repubblica", realizzando forse il più grande colpo di mercato della storia della nostra carta stampata. Al giornalista fiorentino Smorto dedica il libro ("A Mario Sconcerti, tutto è cominciato con lui"), riconoscendogli il merito di aver creato quel capolavoro e tutto ciò che è venuto dopo. Brera fece da apripista al meglio del meglio del settore che negli anni ha nobilitato le pagine del quotidiano: Gianni Clerici, Gianni Minà, Gianni Mura, ma anche Mario Fossati, Fabrizio Bocca, Maurizio Crosetti, Emanuela Audisio, che Smorto definisce giustamente la migliore giornalista italiana (non solo sportiva) e molti altri. Proprio su questa futile divisione che molti fanno tra giornalismo e giornalismo sportivo o ancor più tra giornalismo e letteratura, l'autore rende il giusto onore alle grandi firme di "Repubblica", citando, ad esempio, Gianni Clerici che non amava che i suoi articoli venissero chiamati articoli. "Non chiamateli articoli, sono storie" scriveva lo scriba del tennis.
Ma quella leggendaria redazione sportiva non raccontava benissimo solo storie meravigliose. Come scrive Smorto quel gruppo era mosso da ideali comuni: "avevamo tutti in testa che lo sport fosse un diritto, un mezzo e un luogo di integrazione...e che lo sport fosse anche un luogo di incontro fra fedi, lingue diverse. Un esperanto, un diritto universale". Il giornalismo, quindi, inteso come missione, come impegno civile. Alla fine della lettura rimane un piacevole retrogusto con una leggerissima punta di amarezza perché i protagonisti che racconta Smorto non ci sono più, ma soprattutto è scomparso un certo modo di fare giornalismo, soppiantato dalla dittatura di internet e dal mondo dei social. Ma è lo stesso Smorto a offrici una soluzione, spiegandoci che i 4 Gianni sono ancora tra noi. Nulla è più immortale della letteratura e della ricchissima produzione che hanno lasciato i magnifici 4. Ci sono archivi, fondazioni, premi, documentari e podcast (imperdibile "Dimmi chi era Gianni Brera" realizzato dallo stesso Smorto) dove è possibile recuperare articoli e libri e ricordare questi giganti che potremmo definire "intramontabili", usando un aggettivo ormai di uso comune ma che, in realtà, è un neologismo creato da Brera.
"I 4 Gianni" esce in concomitanza con le celebrazioni del cinquantenario di "Repubblica". Un anniversario importante celebrato nel periodo più triste della storia del quotidiano con il passaggio di consegne tra John Elkann, il suo peggiore editore di sempre per distacco, e l'armatore greco Thodoris Kyriakou, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro. Ma la forza di "Repubblica", come ci insegna il bellissimo libro di Smorto, è nel suo passato, nelle sue radici, una bussola per tantissimi italiani col quale anche in nuovi proprietari dovranno fare in conti.



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