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Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Jonas Hasler

Continua il nostro viaggio tra le storie degli atleti protagonisti di Milano-Cortina 2026. Tra loro c'è Jonas Hasler, giovane snowboarder svizzero determinato a trasformare ambizione e talento in un'esperienza olimpica da ricordare.

Come ti sei avvicinato allo snowboard e quando hai capito che sarebbe diventato più di una semplice passione?

Ho iniziato a fare snowboard quando avevo sette anni, con la mia famiglia sulle montagne in Svizzera. 

All'inizio non pensavo minimamente di diventare uno snowboarder professionista, era solo qualcosa che facevo per divertimento. Poi ho partecipato a una gara a Laax, dove sono cresciuto, e sono arrivato quarto; non ero soddisfatto di quel risultato: volevo migliorare. Da quel momento ho iniziato ad allenarmi duramente, sono cresciuto passo dopo passo e lo snowboard è diventato il mio sogno di vita.

Crescere a Laax, uno dei centri più importanti per lo snowboard in Europa, quanto ha inciso sul tuo sviluppo come atleta?

Laax è uno dei centri più grandi e importanti per lo snowboard. C'è tutto: parchi, halfpipe, salti, rail — puoi fare davvero qualsiasi cosa. 

È il posto perfetto per imparare e migliorare. Crescere in un ambiente così ha sicuramente influito tantissimo sul mio sviluppo come atleta.

C'è stato un momento o una gara che senti abbia segnato l'inizio della tua carriera internazionale?

Forse quando avevo circa 14 anni e ho partecipato al Burton US Open. Era la prima volta che andavo in America e quella competizione ha rappresentato un grande passo per me. Credo sia stato il momento in cui sono entrato davvero nella scena internazionale dello snowboard.  

Competi in slopestyle, halfpipe e big air: come gestisci le differenze tecniche tra queste discipline?

Non le vivo come discipline completamente diverse. Nell'halfpipe ci sono generalmente meno rotazioni e flip rispetto allo slopestyle, mentre nello slopestyle hai più tempo per inserire spin complessi. L'halfpipe però è molto più tecnico nella conduzione e nell'esecuzione. Penso che si completino a vicenda: allenarmi in una mi aiuta nell'altra. L'approccio cambia, ma lo stile resta lo stesso.

Quale trick o manovra ti dà più soddisfazione quando lo esegui alla perfezione?

Mi piacciono molto i trick di stile, tutto ciò che mi permette di esprimere il mio stile in aria. Quel momento in cui sono sospeso e posso mostrare il mio modo di interpretare la tavola è una delle sensazioni che preferisco. Il big air, in particolare, mi dà libertà e la possibilità di godermi davvero l'istante.

Quanto è importante la componente mentale nello snowboard, considerando che un singolo errore può compromettere una run?

È fondamentale. 

Lavoro molto sulla visualizzazione: immagino i trick nella mia mente e li ripasso mentalmente, soprattutto quando devo preparare manovre importanti o gare decisive. Anche d'estate mi alleno sotto questo aspetto. Questo lavoro mi aiuta ad arrivare pronto e a performare al meglio nei momenti che contano.

Quanto è importante il supporto del tuo team — allenatori, preparatori e famiglia — in uno sport così individuale?

Per me la famiglia è la cosa più importante. 

Mi supportano in tutto quello che possono e questo significa tantissimo. Anche avere un team è fondamentale ed è bello lavorare insieme, ma la famiglia, con grande distacco, è il sostegno più importante nella mia carriera.

Partecipare alle Olimpiadi è il sogno di ogni atleta: come ti senti in vista del tuo debutto olimpico e quali sono i tuoi obiettivi?

Ogni atleta che pratica uno sport olimpico sogna di partecipare alle Olimpiadi; quindi, per me è un grande onore essere qui. 

Voglio semplicemente divertirmi il più possibile e godermi l'esperienza. Ovviamente tutti sognano una medaglia d'oro, ma per me è anche importante vivere a pieno questo momento speciale.

Come cambia la tua preparazione quando l'obiettivo principale sono i Giochi Olimpici rispetto ad altre competizioni internazionali?

Sinceramente, per me non c'è una grande differenza tra le Olimpiadi e una Coppa del Mondo. Facciamo gli stessi trick e le stesse run. Cerco di mantenere tutto il più normale possibile: seguo le stesse routine, lo stesso allenamento sulla neve e fuori dalla neve. Non cambia molto rispetto alla preparazione che faccio a casa.

Cosa ti ha insegnato lo snowboard su te stesso come persona, oltre che come atleta?

Essere un atleta ti aiuta a conoscere molto bene il tuo corpo. Diventi molto sensibile nel capire quando qualcosa non va. 

Lo snowboard mi ha insegnato anche la disciplina, soprattutto nel fare quegli allenamenti che magari non ti piacciono. Devi continuare, lottare e andare avanti per ciò che ami di più — e per me è lo snowboard.

Quali sogni o traguardi vorresti ancora raggiungere nel mondo dello snowboard?

Come tutti, sogno di vincere un oro olimpico o un Campionato del Mondo. Ma mi piacerebbe anche andare a fare freeride con gli amici, magari realizzare un film, e semplicemente divertirmi il più possibile con la mia tavola. Soprattutto, voglio costruire un mio stile personale, essere una figura unica nello sport e lasciare una sorta di eredità nel mondo dello snowboard.

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