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L'incostante costanza di essere Hakan Calhanoglu

Il derby di domenica scorsa tra Milan e Inter, partita dagli alti contenuti tecnici e agonistici terminata uno a uno, è stata caratterizzata dal più classico dei goal dell'ex, quello di Hakan Calhanoglu. Il turco ha realizzato su rigore il momentaneo vantaggio nerazzurro trasformando un calcio di rigore da lui stesso conquistato ed esultando provocatoriamente sotto la curva del Diavolo. Ovviamente il gesto ha suscitato le polemiche tra molti dei suoi ex tifosi rossoneri visti i quattro anni trascorsi dal turco a Milanello.


Eppure la situazione andrebbe analizzato da un punto di vista più ampio. Cosa avrà voluto dimostrare Calhanoglu? Bombardato di fischi fin dalla lettura delle formazioni e ad ogni tocco di palla, quelle mani portate con orgoglio alle orecchie denotano un'insicurezza di fondo di un atleta la cui caratteristica principale è sempre stata l'incostanza. Nessuno al Milan ti rimpiange, caro Hakan. Il Milan di Pioli, l'allenatore grazie al quale hai svoltato, è andato avanti sostituendo l'ex Leverkusen con il brillante spagnolo Brahim Diaz.

Probabilmente Calhanoglu era convinto in cuor suo di costituire una grossa perdita tecnica ed umana sia per la squadra che per i tifosi, una convinzione naufragata durante la stracittadina milanese. Un puntino nella grande storia del Milan, l'ex numero dieci, che ha lucrato sulla disgrazia occorsa ad Eriksen per strappare il milioncino in più.

Nessun rancore. Fin quando si è professionisti è giusto che si facciano le scelte che si ritengono più giuste anche e soprattutto dal punto di vista economico. Stridono però i continui messaggini e whats app inviati a molti degli ex compagni per spiegare il pentimento della scelta fatta in estate. Quelle mani alle orecchie erano forse un disperato grido d'aiuto più che un segno di sfida. Il Milan manca a te, Hakan, ma te non manchi al Milan. Buona vita, Calha..

Ciao Frank, tante care cose
Il Piolismo è una cosa seria
 

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